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Ogni anno gli incidenti stradali continuano a colpire in modo sproporzionato i guidatori più giovani, spesso penalizzati da una minore esperienza. Da questa constatazione nasce l’idea di una patente graduale.
Il concetto parte da un presupposto semplice: la guida si affina nel tempo e richiede un’esposizione controllata alle situazioni più rischiose. Un modello che non si limita quindi ad esaminare le competenze con una prova teorica e pratica, ma introduce un percorso progressivo verso la piena autonomia. Dal 1° ottobre 2026 partirà la prima sperimentazione in Irlanda del Nord che prenderà il nome di Graduated Driving License (ecco tutti i veicoli che in Italia potete guidare con la patente B).
La scelta è legata a dati allarmanti: nel 2024 quasi un quarto degli incidenti gravi o mortali ha coinvolto giovani tra 17 e 23 anni, pur rappresentando una minoranza dei patentati. L’obiettivo non è quindi irrigidire inutilmente le sanzioni, ma intervenire prima, con l’apprendimento. Il sistema si articola in tre tappe. Si parte con una fase di guida supervisionata, durante la quale il principiante può mettersi al volante solo accanto a un adulto esperto. Segue un periodo intermedio in cui è consentita la guida autonoma, ma con limitazioni mirate, soprattutto nelle ore notturne e nel trasporto di coetanei, contesti statisticamente più esposti a sinistri.
In Irlanda del Nord, per esempio, nei primi sei mesi i neopatentati under 24 potranno trasportare di notte un solo passeggero tra 14 e 20 anni, salvo familiari stretti. Solo dopo aver completato questa fase senza infrazioni si accede alla patente piena. Questa modalità è già diffusa negli Stati Uniti, in Canada e in Oceania. In Europa è stata da poco introdotta la patente a 17 anni, seppur con regole più severe, ma i test restano comunque tradizionali. Se i risultati nordirlandesi confermeranno le aspettative, la patente graduale potrebbe trasformarsi da esperimento locale a nuovo standard continentale.
2/26, everyeye.it (da: Moto.it)
