
Da sempre esistono gli schieramenti “di parte”, basati su posizioni radicate, ereditate, vissute in contesti diversi.
Posizioni rigide non sempre basate su dati oggettivi, tecnici e/o scientifici e mantenute convintamente senza prendere seriamente in esame la possibilità del confronto obiettivo con altre posizioni, anche se antitetiche.
Certi dati scientifici non sono opinabili e portano alla urgente necessità di contenere velocemente le emissioni inquinanti, di qualsiasi natura ed origine.
Anche il settore automotive è giustamente chiamato in causa e deve contribuire proporzionalmente alla riduzione dell’inquinamento (termine generico, non obsoleto, per riassumere l’insieme delle varie forme di modifica dannosa e pericolosa dell’ambiente).
Per fare questo occorre andare oltre alle tradizionali contrapposizioni da opposte “tifoserie da stadio”: motori termici vs motori elettrici oppure alimentazione A vs alimentazione B.
Escludendo ragioni puramente ideologiche, che poco intelligentemente non portano a nulla, qualsiasi direzione si prenda essa comporta punti critici; ogni cambiamento porta ad una certa resistenza, al dubbio ed a un disagio nel dover modificare certe abitudini profondamente radicate.
Il cambiamento, inarrestabile, dovrebbe essere graduale e accompagnato da piccoli o grandi compromessi; d’altronde, solo per fare un esempio, l’intelligenza artificiale oramai fa parte della vita quotidiana, che piaccia o non piaccia, ed è già applicata su una buona parte degli strumenti di uso comune quotidiano.
In base a questo, il tipo di alimentazione di un motore forse potrà a breve passare in secondo piano perchè, appunto, siamo ormai proiettati ben oltre al tipo di carburante utilizzato.
Fondamentale resta però la gradualità nei cambiamenti, nell’applicazione delle varie direttive e soprattutto l’obiettivo imprescindibile di ridurre concretamente e velocemente le emissioni inquinanti.
Certamente non cosa facile, per questo le posizioni contrapposte devono smussare alcuni dei propri punti fermi, non fermandosi alla miopia del singolo tornaconto economico o politico.
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