
Secondo il nuovo “Osservatorio Coyote”, sono otre 16mila gli autovelox in Italia ma solo poco più di 1.000 subito conformi.
Ormai, nel nostro Paese sono diventati molto più di semplici strumenti di controllo della velocità.
Sono un tema politico, giuridico, tecnologico e persino culturale. Da una parte c’è chi li considera indispensabili per la sicurezza stradale. Dall’altra chi li vede come strumenti “per fare cassa”. In mezzo, un sistema normativo che negli ultimi mesi è stato rivoluzionato da decreti, verifiche ministeriali e nuovi requisiti di omologazione.
Il debutto italiano dell’Osservatorio
È proprio in questo scenario che nasce il nuovo Osservatorio Coyote, il primo in Italia dedicato esclusivamente al monitoraggio del mondo autovelox.
Un progetto già presente in Francia e Spagna e ora esteso anche al nostro Paese, con l’obiettivo di fornire un quadro aggiornato e trasparente sulla diffusione dei dispositivi, sul loro impatto sulla sicurezza stradale e sul peso economico delle sanzioni.
Dietro l’iniziativa c’è Coyote Italia, azienda specializzata nei servizi connessi di assistenza alla guida e nota soprattutto per la propria piattaforma collaborativa di segnalazione traffico e autovelox, disponibile sia tramite app sia attraverso dispositivi dedicati compatibili con Apple CarPlay e Android Auto.
La grande rivoluzione del 2025
Il 2025 ha segnato una svolta decisiva per il settore.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti avviato un censimento nazionale obbligatorio degli autovelox, imponendo a Comuni, Province e concessionari di registrare ogni dispositivo presente sul territorio italiano.
L’obiettivo è fare chiarezza su un sistema che per anni ha vissuto in una sorta di “zona grigia”, tra omologazioni incomplete, verifiche di taratura non sempre aggiornate e dispositivi installati ma non ufficialmente censiti.
Secondo i primi dati emersi dal monitoraggio ministeriale, gli enti locali hanno dichiarato circa 3.625 dispositivi. Ma il dato più sorprendente è un altro: solo poco più di 1.000 risultavano immediatamente compatibili con i nuovi requisiti tecnici richiesti dalla riforma.
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