L’Europa impara a guidarsi da sola

Per anni, il Vecchio Continente ha guardato Stati Uniti e Cina costruire i propri ecosistemi di guida autonoma con la stessa espressione attonita di chi osserva i vicini tagliare regolarmente l’erba del giardino.

Qualche test isolato avvistato a Londra, Barcellona, Berlino e Amsterdam, con la Croazia in pole position per i robotaxi commerciali a Zagabria, e per il resto un puzzle di regolette nazionali che come sempre parlavano poco tra loro.


Una sola strategia

Ora Bruxelles prova a cambiare passo con una dichiarazione firmata a Lussemburgo da 18 Stati membri, Italia compresa, che punta a costruire una piattaforma transfrontaliera per sperimentare su larga scala i veicoli senza conducente nel traffico urbano.

Il punto principale dell’intesa è la fretta di andare sul pratico: le autorizzazioni concesse in un Paese verranno riconosciute automaticamente negli altri, permettendo di testare i veicoli e, con il tempo, di offrire servizi commerciali senza fermarsi ai confini nazionali.

Trasporto pubblico con i robotaxi, logistica su gomma, mobilità nelle aree meno servite sono i terreni su cui l’accordo immagina i primi progetti pilota, insieme allo sviluppo di una filiera industriale capace di generare nuovi posti di lavoro.

Il tutto, poggia sulla creazione di un’infrastruttura digitale, visto e considerato i veicoli autonomi vivono di connettività, mappe aggiornate e scambio continuo di dati con l’ambiente circostante.


L’Italia scende in strada



Il nostro Paese, che finora si era mosso con cautela concedendo soprattutto test controllati in ambienti protetti, ha già messo a terra il primo effetto concreto dell’intesa.

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha autorizzato “Niulinx”, spin-off del Politecnico di Milano nato all’interno del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria, ad avviare sperimentazioni in condizioni reali di traffico urbano a Cernusco sul Naviglio e Brescia, per oltre 900 km di strade coinvolte.

Il mezzo scelto per i test è una Fiat 500e equipaggiata con sensori, sistemi di controllo ridondanti e unità di calcolo ad alte prestazioni sviluppate internamente.

La società, che affonda le radici nella ricerca del gruppo “AIDA” coordinato dal professor Sergio Matteo Savaresi, punta a un modello di car sharing in cui l’auto elettrica raggiunge autonomamente l’utente, lo accompagna a destinazione e si dirige poi verso una colonnina di ricarica wireless o il cliente successivo.

Per finanziare il progetto, Niulinx ha appena chiuso un round da 38 milioni di euro guidato da A2A e CDP Venture Capital, con la partecipazione di AFL, Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, Pirelli, VC Partners SGR, il centro nazionale MOST, la Fondazione ICO Falck e alcuni investitori privati internazionali, in un mercato globale della guida autonoma che oggi vale oltre 50 miliardi di dollari e che le stime indicano destinato a superare i 300 entro il 2035, terreno su cui l’Europa non ha ancora un proprio campione industriale.


Cosa significa guida autonoma


Prima di immaginare le strade europee popolate di auto senza volante, però, vale la pena chiarire di cosa si stia parlando, perché la confusione sui livelli di autonomia alimenta aspettative che la tecnologia, per ora, non può soddisfare.

La classificazione SAE ne prevede sei, da zero a cinque. Nei primi tre step il conducente resta comunque responsabile e deve tenere gli occhi sulla strada, anche quando il sistema interviene su sterzo o velocità.

Il vero salto è al Livello 3, quando il veicolo può assumere temporaneamente il controllo lasciando che l’attenzione del guidatore si distragga, a patto che sia pronto a riprenderlo su richiesta.

Il Livello 4 permette al mezzo di gestire da solo il viaggio in un’area o in uno scenario predefinito, mentre solo il Livello 5 descrive un’auto capace di muoversi ovunque senza alcun intervento umano.

Gran parte dei sistemi oggi pubblicizzati come rivoluzionari appartiene ancora al Livello 2: togliere le mani dal volante non significa affatto smettere di guidare.


Tesla, primo sì europeo

In questo scenario prudente si inserisce, con il consueto passo felpato, Tesla.

Dopo mesi di dichiarazioni ottimistiche di Elon Musk, che a gennaio prometteva l’approvazione europea del Full Self-Driving Supervised entro il mese successivo, salvo poi rimandare la scadenza al 20 marzo nei Paesi Bassi, l’autorizzazione è arrivata dalla “RDW”, l’ente olandese per i veicoli, al termine di oltre 18 mesi di test su strade pubbliche e circuiti chiusi.

Tesla parla di migliaia di pagine di documentazione, centinaia di scenari testati in pista e decine di studi sulle prestazioni di sicurezza illustrati a quasi tutti i regolatori dell’Unione, con oltre 1,6 milioni di km percorsi in Europa durante i test interni e una probabilità di incidente fino a sette volte inferiore rispetto alla guida manuale.

I Paesi Bassi diventano il primo banco di prova continentale, in attesa che l’autorità olandese trasmetta dati e decisione alla Commissione europea, passaggio necessario perché gli altri Stati membri possano votare un’eventuale adozione comune.

Rispetto alla versione statunitense, quella europea rinuncia ai profili di velocità che oltreoceano vanno da “Sloth” a “Mad Max” in favore di opzioni più sobrie come “Velocità massima” e “Offset di velocità massima”.

Il sistema si basa su un approccio vision-only affidato a telecamere e intelligenza artificiale, senza il supporto di radar o lidar, e sui numeri complessivi diffusi dall’azienda vanta oltre 8,3 miliardi di miglia percorse con il FSD Supervised attivo e un incidente grave ogni 5,3 milioni di miglia, contro un incidente ogni 2,2 milioni per le Tesla guidate manualmente con i sistemi di sicurezza attivi e uno ogni 660mila per la media statunitense complessiva.

Mentre l’auto impara a guidarsi da sola, Musk ha pensato bene di far lievitare anche il prezzo del Cybertruck, tornato a 69.990 dollari dopo un breve ribasso a 59.990, con la versione Dual Motor che mantiene lo scatto da 0 a 100 km/h in 4,1 secondi e un’autonomia dichiarata di 520 km, pagata però con la sparizione di alcuni comfort come l’impianto audio a 15 altoparlanti e lo schermo posteriore dedicato.



8/26, AUTO tecnica

https://www.autotecnica.org/guida-autonoma-europa