Dall’auto al sensore: la strada verso un futuro senza conducente

La prossima generazione di veicoli autonomi stravolgerà il mondo della mobilità. Dalla legislazione ai dilemmi morali fino ad arrivare ai nuovi rischi per la sicurezza informatica. I dubbi da appianare e i problemi da risolvere sono molti ma il cambio di paradigma può essere un’opportunità per il settore assicurativo. L’importante è farsi trovare pronti


Dall'auto al sensore la strada verso un futuro senza conducente


Qualche settimana fa, gli azionisti di Tesla hanno approvato l’inedito pacchetto di retribuzione di Elon Musk, potenzialmente del valore di mille miliardi di dollari, a una condizione: Musk deve guidare l’azienda a una capitalizzazione di mercato di 8,5 trilioni di dollari entro il 2035.

Per mettere le cose in prospettiva, l’attuale valore di mercato di Tesla si attesta a circa 1,5 trilioni di dollari, il che significa che dovrebbe crescere da cinque a sei volte entro un decennio: un obiettivo ambizioso sotto ogni punto di vista.

Musk sa che Tesla non può arrivarci rimanendo solo una casa automobilistica. Per giustificare questa visione, Tesla deve diventare una piattaforma tecnologica intersettoriale, che abbraccia energia verde, intelligenza artificiale, robotica e, soprattutto, veicoli autonomi.

Dall’auto al sensore: la strada verso un mondo senza conducente

La visione di Musk è semplice ma rivoluzionaria: un mondo in cui le auto si guidano da sole senza intervento umano, alimentate da reti neurali che apprendono da ogni chilometro percorso da un veicolo Tesla in tutto il mondo. Il sistema, noto come Full Self-Driving (FSD), è già operativo su alcuni veicoli statunitensi. Tesla riferisce che circa 400.000 auto in Nord America hanno ora accesso al programma FSD Beta, che include la navigazione completamente autonoma su strade e autostrade cittadine, il riconoscimento dei semafori e dei pedoni, la frenata automatica e l’adattamento ambientale in tempo reale.

Ma Tesla non è sola in questa corsa. Altri attori come General Motors e l’israeliana Mobileye stanno già offrendo corse commerciali senza conducente in città come San Francisco, Los Angeles, Tokyo e Tel Aviv.

La prossima generazione di veicoli non si baserà più esclusivamente su telecamere, ma integrerà visione artificiale, radar e LiDAR (Light Detection and Ranging, una tecnologia di misurazione della distanza basata su laser), offrendo tempi di reazione notevolmente più rapidi rispetto a qualsiasi conducente umano.

In viaggio, ma ancora lontani dalla destinazione

Nonostante i significativi progressi, un mondo completamente autonomo rimane un obiettivo a lungo termine.

La tecnologia è qui, ma la realtà è complessa. Le principali sfide includono:

• Legislazione e regolamentazione incomplete: chi è responsabile di un incidente quando il conducente è un algoritmo?

• Dilemmi morali: come dovrebbe un veicolo scegliere tra investire un pedone o mettere in pericolo il suo passeggero?

• Rischi per la sicurezza informatica: cosa succede se qualcuno hackera il sistema di guida?

• Fiducia pubblica: anche se la tecnologia si dimostrasse più sicura degli esseri umani, è ancora percepita come “disumana”.

Sono già in corso iniziative normative in tutto il mondo.

In California, ogni operatore di veicoli autonomi deve essere in possesso di una polizza assicurativa da 5 milioni di dollari per condurre test o operazioni commerciali.

L’Unione Europea sta valutando una “patente di guida” standardizzata per i veicoli autonomi, con l’obiettivo di unificare i requisiti di test e certificazione tra gli Stati membri.

Nel Regno Unito, l’Automated Vehicles Act (2024) ha stabilito che quando un veicolo è in modalità di guida autonoma, il conducente umano è esonerato da responsabilità e la responsabilità passa al produttore, allo sviluppatore del software o al gestore della flotta, mentre l’assicuratore rimane il punto di contatto per il risarcimento delle vittime. Oltre agli ostacoli legali ed etici, esiste un enorme potenziale per salvare vite umane.

Solo nel 2023, oltre 40.900 persone sono morte in incidenti stradali negli Stati Uniti e circa 1,2 milioni in tutto il mondo.

Gli studi dimostrano che in circa il 90% dei casi, il fattore umano è la causa principale.

In teoria, una macchina che non si stanca mai, non beve e non si distrae mai potrebbe prevenire la maggior parte di questi incidenti mortali. In effetti, i primi dati lo confermano: un recente studio di Waymo, una sussidiaria di Google, originariamente sviluppato all’interno di Google come parte del Google Self-Driving Car Project, basato su 25 milioni di miglia di guida completamente autonoma, ha rilevato una riduzione dell’88% delle richieste di risarcimento per danni materiali e del 92% delle richieste di risarcimento per lesioni personali rispetto alle medie dei conducenti umani. In altre parole, il software di autoapprendimento potrebbe salvare vite umane su scala globale.

La tendenza è inequivocabile: nel 2018, solo poche centinaia di veicoli autonomi operavano in test pilota limitati negli Stati Uniti. Oggi ce ne sono migliaia e il loro numero raddoppia ogni anno. Gli analisti prevedono una crescita esponenziale continua, con decine di milioni di veicoli semi- o completamente autonomi entro il 2035, che trasformeranno il panorama automobilistico globale. Un rapporto di McKinsey prevede che i sistemi autonomi e avanzati di assistenza alla guida (ADAS) genereranno un fatturato annuo di 300-400 miliardi di dollari entro la metà degli anni ’30. Tuttavia, la maggior parte dei veicoli rimarrà semi-autonome (Livello 2-3), mentre le auto completamente autonome di Livello 4+ costituiranno una piccola frazione. In breve, la rivoluzione si svilupperà gradualmente e in modo non uniforme nelle diverse regioni.

Quando il software guida: chi paga l’incidente?

È qui che entra in scena il settore assicurativo. Per oltre un secolo, l’assicurazione si è basata sul presupposto della responsabilità umana. Quando un conducente umano causa un incidente, la responsabilità è chiara. Ma quando al volante c’è un sistema di intelligenza artificiale, la responsabilità passa al produttore, al fornitore del software o al gestore della flotta?

Per le compagnie assicurative, Questo cambia tutto. Invece della tradizionale assicurazione per conducenti, il mercato avrà bisogno di assicurazioni per responsabilità civile prodotto, tecnologia o rischi informatici. Le polizze non copriranno più la “guida spericolata”, ma bug del software, guasti dei sensori o attacchi informatici da remoto.

Ciò significa una revisione completa dei modelli di prezzo:

• I premi saranno basati sulle prestazioni del software, non sull’età o sull’esperienza del conducente.

• L’analisi dei Big Data valuterà i modelli di comportamento algoritmici, non i sinistri umani passati.

• Il rischio sarà ridistribuito tra case automobilistiche, fornitori di tecnologia, assicuratori e utenti finali.

Gli esperti stimano che la rivoluzione dei veicoli autonomi potrebbe ridurre drasticamente il mercato tradizionale delle assicurazioni auto. Un rapporto KPMG (2015) prevedeva che il mercato statunitense delle assicurazioni auto personali potrebbe contrarsi del 60% entro il 2040, a causa di un calo dell’80% della frequenza degli incidenti. Ancora prima, PwC aveva previsto un calo del 20% delle perdite assicurative auto entro il 2035, grazie a veicoli più sicuri e a un minor numero di incidenti. Le implicazioni sono chiare: premi più bassi, meno sinistri e l’urgente necessità per le compagnie assicurative di reinventare i propri modelli di business. Potremmo assistere a una netta transizione dall’assicurazione per conducenti privati ​​alla copertura di prodotti e responsabilità civile, per flotte autonome, responsabilità civile del produttore e protezione dagli attacchi informatici.

Le compagnie assicurative globali si stanno già preparando a questo cambiamento. Allianz, ad esempio, prevede che i veicoli autonomi potrebbero ridurre gli incidenti stradali in Europa del 20% entro il 2035 e di oltre il 50% entro il 2060. La società sta adattando i suoi modelli di sottoscrizione per tenere conto delle prestazioni dei sistemi di sicurezza dei veicoli, piuttosto che dei profili dei conducenti. Allianz ha inoltre richiesto protocolli standardizzati per la condivisione dei dati relativi agli incidenti dei veicoli autonomi e ha proposto una certificazione a livello UE per i software di guida autonoma, garantendo la responsabilità transfrontaliera e la sicurezza dell’innovazione. AXA e Swiss Re hanno istituito unità dedicate all’assicurazione dei veicoli a guida autonoma e stanno partecipando attivamente a sperimentazioni correlate in tutto il mondo.

Un nuovo campo di gioco per gli assicuratori

Se l’auto a guida autonoma è un “computer su ruote”, allora la compagnia assicurativa deve trasformarsi in un “cyber-mobility risk manager”. Gli assicuratori avranno bisogno di competenze in algoritmi, sistemi operativi e apprendimento automatico, non solo in dati relativi ai conducenti e alle anamnesi mediche. Allo stesso tempo, la base clienti cambierà: invece di milioni di conducenti individuali, ci sarà un numero minore di operatori di flotte aziendali e, invece di archivi di sinistri basati su dati umani, “file software” pieni di registri di sensori e tracce di dati.

Infatti, il ruolo degli assicuratori si espanderà alla prevenzione: il monitoraggio continuo degli aggiornamenti software e della sicurezza informatica diventerà parte del servizio assicurativo, riducendo l’esposizione a guasti e attacchi informatici.

La conclusione è chiara: l’assicurazione nell’era della guida autonoma non ruoterà più attorno a “chi ha guidato”, ma a “cosa ha guidato”. La responsabilità sarà integrata nella macchina e la copertura dovrà evolversi di conseguenza. L’opportunità è enorme – passare dalle compagnie di assicurazione auto ai gestori del rischio tecnologico – ma lo è anche il pericolo per chi non riesce a muoversi abbastanza velocemente. In un mondo in cui il volante è nelle mani del codice, solo chi si adatta rapidamente rimarrà sulla strada.


14/11/25, ISURZINE