Cosa ne pensano gli stakeholder della nuova proposta della Commissione europea sul settore automobilistico? La divisione è netta: per chi investe taglia le gomme all’auto elettrica, mentre per gli industriali ancora non si è fatto abbastanza
Se fosse vero che le leggi migliori sono quelle che scontentano tutti, il pacchetto sul settore automobilistico (e sull’auto elettrica) che la Commissione europea ha appena presentato sarebbe, più che un compromesso dovuto alle difficoltà del periodo, una delle norme migliori mai scritte, dato che a giudicare dalle prime reazioni sembra aver fatto davvero arrabbiare tanto le lobby a favore del vecchio motore endotermico quanto quelle per un futuro a zero emissioni.
Cosa prevede e cosa cambia col nuovo pacchetto
Col ritocco proposto da Bruxelles, dal 2035 le aziende verrebbero obbligate a rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico del 90% e non più del 100%. Si concederebbe insomma ai costruttori un margine di manovra del 10% che l’Unione europea intende concedere solo a determinate condizioni.
La prima condizione riguarda il fatto che l’industria automobilistica dovrà fare uso di acciaio “verde”, cioè a basse emissioni di gas serra, prodotto nell’Unione. Una richiesta comprensibile considerato che il metallo è al centro della tempesta di dazi scatenata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump in uno dei suoi molteplici attacchi commerciali (e non solo) sferrati al Vecchio continente. La seconda riguarda il fatto che la Ue imporrà riduzioni nelle emissioni di gas a effetto serra derivanti dall’uso di elettrocarburanti e di biocarburanti con calcoli su base annua.
Tutto ancora una volta si giocherà sui crediti di carbonio che finora ha fatto incassare miliardi soprattutto ad alcuni produttori che ben presidiano il mercato dell’auto elettrica. I crediti in acciaio verde potranno contribuire fino al 7% degli obiettivi di riferimento per il 2021, le riduzioni delle emissioni inquinante legate a e-fuel e biocarburanti fino al 3% del target. Totale appunto 10%. Le e-car, ovvero le city car elettriche che Bruxelles intende incentivare, garantiranno un ulteriore bonus di 1,3 crediti utili a sforare i limiti imposti. In base alla proposta della Commissione, ed è questa la vera novità del testo, le case automobilistiche potranno continuare a vendere le termiche anche dopo il 2035.
La tiepida reazione dell’Acea
L’Associazione dei costruttori europei è tiepida e guardinga: mentre la direttrice generale Sigrid de Vries riconosce i passi che l’esecutivo di Bruxelles ha compiuto proprio per venire incontro alle richieste delle industrie del settore affermando che “le proposte odierne riconoscono giustamente la necessità di maggiore flessibilità e neutralità tecnologica per garantire il successo della transizione verde”, rimane fredda sul fatto che “il diavolo possa nascondersi nei dettagli. Ora analizzeremo il pacchetto e collaboreremo con i co-legislatori per rafforzare in modo decisivo le proposte ove necessario”. E infatti di lì a poco la nota ufficiale dell’Associazione di riferimento lamentava già la necessità “di misure più incisive per agevolare la transizione nei prossimi anni“. Insomma, non è stato fatto abbastanza.
Il commento del gruppo Stellantis
Del medesimo avviso anche Stellantis, tra i più importanti gruppi automobilistici che hanno il cuore che batte nel Vecchio continente: “Il pacchetto presentato riconosce che l’attuale quadro normativo non è adatto a sostenere una transizione energetica che supporti un’industria automobilistica europea forte e radicata sul territorio, i milioni di posti di lavoro che da essa dipendono e una mobilità accessibile per tutti“, viene comunicato ai media.
“Purtroppo – aggiungono dalla sede nei Paesi Bassi –, le proposte non affrontano in modo significativo le problematiche che il settore sta affrontando in questo momento. In particolare, il pacchetto non fornisce una traiettoria sostenibile per il segmento dei veicoli commerciali leggeri, che si trova in una situazione critica, né le flessibilità al 2030 richieste dall’industria per le autovetture”. Questo il punto di vista della società guidata dall’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa.
L’offensiva degli industriali tedeschi
Le reazioni più forti arrivano dalla Germania. Del resto Berlino, assieme a Roma, aveva fatto pressing nelle scorse settimanee affinché l’Europa tornasse a prendere in considerazione nella sua strategia di sostenibilità anche biocarburanti ed e-fuel, non solo l’auto elettrica.
L’Organizzazione tedesca dei costruttori di automobili (Vda) boccia senza sconti il pacchetto: “Bruxelles ha deluso le aspettative, il pacchetto è disastroso“, ha dichiarato la presidente della Vda Hildegard Müller, che poi aggiunge: “È incomprensibile come la Commissione possa agire in questo modo in questo momento: le ragioni della scarsa competitività dell’Europa non vengono nemmeno affrontate, né i risultati dei processi di revisione vengono resi noti. La necessità di agire viene quindi mal interpretata”.
E il fronte di chi pensa che il Green deal sia stato “ucciso”
Altrettanto dura, ma dal fronte opposto, l’analisi della testata Politico: “A poco più di due anni dalla sua promulgazione – scrive il giornalista Jordyn Dahl – il divieto imposto dall’Unione europea alle auto a benzina entro il 2035 è ormai morto. Il suoi assassina: la Germania, sede della più grande industria automobilistica d’Europa, e il Partito popolare europeo di centrodestra, la famiglia politica filoimprenditoriale a cui appartengono von der Leyen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz”.
Solo “sei mesi fa era impensabile che la Commissione apportasse questa correzione di rotta”, ha affermato un diplomatico europeo sentito da Politico che ha definito “decisivo” l’intervento della Germania nel destino della legge. “L’ideologia dell’elettrico puro sta finendo”, il requiem di chi denigrava la norma originaria.
Critica anche la coalizione europea che riunione ong che si occupano di mobilità sostenibile Transport & Environment, secondo la quale le nuove norme favorirebbero i concorrenti asiatici: “L’inversione di marcia sul 2035 non renderà di nuovo grandi i costruttori europei: prolungare la vendita dei motori a combustione distoglierebbe gli investimenti dai veicoli elettrici, mentre la Cina continua a correre”.
Ma davvero l’Europa vuole scendere dall’auto elettrica?
Le opinioni sono così distanti – persino tra coloro che in linea teorica militano nella medesima fazione – che è difficile capire la bontà del pacchetto Automotive della Commissione von der Leyen. Bisogna dunque partire dall’inizio, ovvero dal regolamento UE 2023/851 che prevedeva, rispetto al 2021, una riduzione del 100% delle emissioni allo scarico per le nuove immatricolazioni entro il 2035.
Il regolamento comunitario non ha mai vietato, nonostante la vulgata comune, di vendere a partire dal 1 gennaio 2035 nuove auto diesel o benzina, ma farà in modo di rendere la produzione antieconomica. Infatti, dato che le emissioni medie per chilometro del venduto dovranno essere pari a zero, chi le sforerà sarà soggetto a sanzioni di 95 euro a grammo di anidride carbonica emesso, da moltiplicare per ogni macchina targata. Una soluzione che, secondo le critiche delle case automobilistiche, avrebbe di fatto costretto i piani industriali a convergere solo sull’auto elettrica.
La corsa all’auto elettrica si fermerà?
Resta da chiedersi se quanto proposto dalla Commissione (si ricorda infatti che non si sta parlando di una norma già in vigore: saranno difatti Parlamento e Consiglio europei a discuterne coi 27 Paesi membri) sia un compromesso frutto di pragmatismo – peraltro, come s’è visto, aspramente criticato dai costruttori – oppure rappresenti una prima potenziale crepa nelle norme che avrebbero dovuto imporre l’auto elettrica sulle strade dei 27 paesi membri.
Quattroruote, storica rivista del settore, non ha dubbi: all’auto elettrica si arriverà comunque e per avvalorare la propria tesi ricorda le parole di uno dei top manager di riferimento (oggi in Kering) qui in Europa: “Già nel 2023, l’allora ceo della Renault Luca de Meo reputava che non fosse plausibile tornare indietro verso il termico: ‘Immagina che nel 2026 uno arrivi e mi dica ‘Oh, sapete la notizia? Abbiamo scherzato’. Ma io ho messo 20 miliardi di euro su questa cosa, che faccio, li prendo e li cancello dal bilancio così?”.
Potrebbe essere vero, certo, ma è altrettanto vero che alcune case, come l’americana Ford, sono disposte a lasciare sul terreno cifre analoghe pur di ingranare la retromarcia rispetto ai precedenti piani di elettrificazione della gamma.
La sensazione, insomma, è che mentre tutti gli attori chiedevano norme chiare in base alle quali stilare di conseguenza i propri piani industriali, anche il nuovo intervento della Commissione non abbia tracciato una direzione univoca, lasciando troppi interrogativi sul tavolo. Tutto questo mentre in Cina e negli Stati Uniti, Xi Jinping e Donald Trump dettano con fermezza alle industrie roadmap ambiziose che guardano già alla guida autonoma.
12/25, WIRED
https://www.wired.it/article/auto-elettrical-futuro-2035-commissione-europea
