Prezzi, autonomia, ricarica, costi di gestione, batterie e impatto ambientale: dieci aspetti da conoscere sull’auto elettrica e quali sono le prospettive della mobilità a zero emissioni

Negli ultimi anni l’auto elettrica è passata da mercato di nicchia a una delle principali protagoniste della mobilità del presente e del futuro. Già negli ultimi anni, l’incremento in termini di immatricolazioni è stato significativo. Questo cambiamento nelle scelte di acquisto, per quanto possa sembrare di nicchia, è costante e in crescita.
Nonostante ciò, chi si avvicina all’auto elettrica ha ancora molti dubbi. Per questo intendiamo evidenziare dieci aspetti da conoscere sull’auto elettrica: spunti di riflessione che speriamo siano utili per chi vuole saperne di più e capire meglio che cosa rappresenti il mondo delle Battery Electric Vehicle (BEV).
1. Il fattore prezzo
Il primo dei dieci aspetti da conoscere sull’auto elettrica riguarda il prezzo.
In Europa, l’accessibilità economica rimane l’ostacolo più citato alla diffusione dei veicoli elettrici a batteria (BEV). Un sondaggio del 2025 condotto su tremila cittadini dell’UE ha rivelato che molti consumatori non sarebbero disposti a pagare di più per un BEV rispetto a un modello con motore a combustione interna comparabile (fonte: IEA, Global EV Outlook 2026). Il discorso cambia se i prezzi sono concorrenziali. Lo dimostra il fatto che, l’anno scorso, in Europa l’accessibilità economica dei modelli elettrici ha registrato un notevole incremento, con un calo del prezzo medio delle auto elettriche.
Per quanto riguarda i prezzi di listino, tra il 2022 e il 2025 i prezzi medi dei veicoli BEV “sono scesi in sei degli otto segmenti di mercato analizzati”, illustra Motus-E nel Libro bianco sulla mobilità elettrica. Il calo più marcato si registra nel Car-B (utilitarie tradizionali), con un -18,3%, da 26.800 a 21.900 euro, guidato dall’arrivo di una nuova generazione di modelli accessibili che ha letteralmente ridisegnato il segmento. Il Car-D segue con un -15,2%, grazie ai tagli di prezzo decisi da alcuni costruttori a partire dal 2023 per difendere le quote di mercato. Fanno eccezione il Car-A (segmento cui appartengono city car e minicar), dove la media cresce perché sono presenti molti nuovi modelli, e il SUV-D (segmento dei veicoli di classe media o medio-alta), spinto verso l’alto dall’ingresso di modelli più equipaggiati in termini di ADAS.
La fotografia del 2025, segmento per segmento, racconta una storia ancora più interessante di quella dei prezzi medi. In quattro segmenti su otto – Car-A, Car-B, SUV-A (i SUV appartenenti al segmento A, la cui lunghezza rientra tra i 3,90 e i 4,10 metri) e SUV-B (gli Sport Utility Vehicle compatti, tra i 4 e i 4,3 metri) – il modello BEV meno costoso disponibile in Italia “si posiziona già al di sotto del prezzo medio dei veicoli ICE”, ossia quelli endotermici.
Il differenziale “non è più una caratteristica della categoria elettrica nel suo insieme, è una caratteristica della fascia media dell’offerta” sottolinea Motus-E. E quella fascia si sposta verso il basso ogni anno.
Va anche ricordato che le auto elettriche beneficiano dell’esenzione totale dal bollo per cinque anni dalla prima immatricolazione. Dal sesto anno si paga solo una percentuale ridotta (25%) dell’importo previsto per i veicoli endotermici. Un ulteriore fattore che contribuisce a ridurre il divario di prezzo nel corso del tempo è rappresentato dai costi di manutenzione più contenuti, come vedremo più avanti.
2. Nodo autonomia: limite reale o falso problema?
Oltre al fattore prezzo, l’autonomia è da sempre uno degli elementi più critici alla base della scelta (o del rifiuto) di acquistare un’auto elettrica. Su questo punto occorre fare alcune considerazioni.
La prima è che, nell’ultimo decennio, l’autonomia media omologata è più che triplicata, superando i 500 km; i costi delle batterie sono diminuiti di circa l’80% e i tempi di ricarica si sono più che dimezzati. I valori di autonomia si differenziano sensibilmente, passando dai 225 km nel ciclo misto (uso urbano ed extraurbano) di una city car ai 750 km della Tesla Model 3 LR (Long Range). Sull’autonomia incidono sensibilmente lo stile di guida e diversi fattori, quali la temperatura esterna e l’uso dell’aria condizionata, che può ridurla di circa il 15%.
L’autonomia è un limite o un falso problema? La domanda è legittima, considerando che gli italiani registrano una percorrenza media tra le più basse per persona e per vettura. In media, secondo le più recenti statistiche Istat, ogni autoveicolo destinato al trasporto passeggeri percorre 10.231 chilometri all’anno. Un dato che si traduce in circa 28 km al giorno: una distanza ampiamente coperta da qualsiasi BEV.
3. Ricarica dell’auto elettrica: a casa o fuori, cosa c’è da sapere
Un altro aspetto da conoscere dell’auto elettrica riguarda la ricarica. In Italia, la ricarica privata prevale. A casa o in ufficio/azienda, rappresenta la modalità principale di rifornimento elettrico. Le stime di settore convergono su una quota compresa tra il 70% e l’80% dell’energia erogata ai veicoli BEV in Italia attraverso wallbox domestiche, condominiali o aziendali.
Premesso che occorre evitare la ricarica mediante presa Schuko, sia per motivi di sicurezza sia perché rappresenta un collo di bottiglia in termini di prestazioni, la ricarica domestica risulta generalmente conveniente, poiché il prezzo del kWh corrisponde a quello previsto dal contratto di fornitura elettrica. Inoltre, chi dispone di un impianto fotovoltaico può alimentare la propria auto sfruttando l’energia autoprodotta, arrivando potenzialmente a ricaricare il veicolo a costo zero. In ogni caso, la ricarica elettrica risulta la più conveniente dal punto di vista dei costi di rifornimento rispetto alle altre alimentazioni disponibili, persino al GPL.
Allo stato attuale, la rete pubblica conta già 78.253 punti di ricarica. Ciò che va ulteriormente sviluppato è l’infrastruttura di ricarica condominiale. Come segnala Motus-E, il vero salto di scala della mobilità elettrica italiana passa dalla capacità di portare la ricarica privata “dove oggi non esiste”. I numeri raccontano un mercato potenziale enorme: 1,2 milioni di condomini in Italia (fonte ANACI), nei quali vivono 14 milioni di famiglie, pari a oltre 45 milioni di italiani. Le sole grandi città contano 27 milioni di unità immobiliari in condominio, ciascuno dei quali è in grado di ospitare mediamente 30 unità abitative.
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7/26, Elettrico Magazine
