Guida autonoma, vera rivoluzione?

La guida autonoma divide l’opinione pubblica. Da una parte c’è chi la considera una tecnologia ancora acerba e potenzialmente pericolosa; dall’altra chi la vede come la più grande rivoluzione nella sicurezza stradale dai tempi dell’introduzione della cintura di sicurezza. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Ma una domanda merita di essere posta: se le auto saranno davvero in grado di guidare meglio dell’uomo, quale sarà l’impatto sulla sanità e, in particolare, sui centri di traumatologia?


Guida autonoma, vera rivoluzione?


I numeri spiegano perché la sfida sia così importante. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno gli incidenti stradali provocano circa 1,16 milioni di morti e tra 20 e 50 milioni di feriti, molti dei quali con disabilità permanenti. Gli incidenti rappresentano inoltre la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra 5 e 29 anni e costano ai Paesi circa il 3% del PIL.

In Europa la situazione è migliore rispetto alla media mondiale, ma ancora lontana dagli obiettivi fissati dall’Unione Europea. Nel 2025 si sono registrati circa 19.400 morti sulle strade dell’UE, il 3% in meno rispetto all’anno precedente, ma il ritmo di riduzione è ancora insufficiente per dimezzare vittime e feriti gravi entro il 2030.

Il problema principale è che l’essere umano continua a rappresentare l’anello debole della catena. Distrazione, alcol, droga, eccesso di velocità, sonnolenza e comportamenti imprudenti sono coinvolti in una quota rilevante degli incidenti. Proprio per questo l’industria automobilistica investe miliardi di euro nella guida autonoma.

Le prime evidenze sono incoraggianti, pur con tutte le cautele necessarie. I robotaxi di Waymo, oggi il sistema più avanzato disponibile su larga scala, hanno percorso oltre 56 milioni di miglia in modalità completamente autonoma. Uno studio scientifico ha rilevato una significativa riduzione degli incidenti con feriti rispetto ai conducenti umani, con cali particolarmente marcati negli scontri agli incroci e negli impatti che coinvolgono pedoni, ciclisti e motociclisti.

Anche l’Insurance Institute for Highway Safety ha recentemente riportato risultati favorevoli, evidenziando una diminuzione degli incidenti con lesioni rispetto alla guida tradizionale, pur sottolineando che servono ancora dati più ampi e standardizzati prima di trarre conclusioni definitive.

Attenzione: questo non significa che le auto autonome siano infallibili.

La tecnologia presenta ancora limiti importanti. Le situazioni impreviste, i cantieri, gli eventi meteorologici estremi, il comportamento irrazionale degli altri utenti della strada e la convivenza tra veicoli autonomi e guidati dall’uomo rappresentano sfide tutt’altro che risolte. Inoltre rimangono aperti interrogativi giuridici ed etici: chi è responsabile in caso di incidente? Il proprietario, il produttore, il costruttore del software o chi aggiorna gli algoritmi?

È quindi improbabile che nei prossimi dieci anni si assista a una scomparsa dei traumi stradali. Più realistico immaginare una lunga fase di convivenza, nella quale i sistemi di assistenza alla guida diventeranno progressivamente sempre più sofisticati fino ad arrivare alla piena autonomia in contesti ben definiti.

Per la sanità, però, il cambiamento potrebbe essere enorme.

Se gli incidenti gravi diminuissero anche solo del 30-50%, i benefici sarebbero straordinari: meno accessi ai Pronto Soccorso, minore pressione sui centri di traumatologia, riduzione degli interventi neurochirurgici e ortopedici d’urgenza, meno posti letto occupati in terapia intensiva e riabilitazione, minori invalidità permanenti e un importante contenimento della spesa sanitaria e sociale.

Naturally la traumatologia non scomparirà. Continueranno a esistere gli incidenti motociclistici, i pedoni investiti, gli eventi climatici estremi, gli errori tecnici, i guasti e le collisioni con mezzi tradizionali. Ma il volume complessivo dei grandi traumi potrebbe ridursi in maniera significativa.

È la stessa filosofia del “Safe System” promossa dall’OMS e adottata da molti Paesi europei: non eliminare l’errore umano, ma costruire un sistema capace di assorbirlo senza trasformarlo in una tragedia. In questa strategia la guida autonoma rappresenta uno degli strumenti, insieme a infrastrutture più sicure, limiti di velocità adeguati, veicoli intelligenti e una migliore organizzazione della mobilità.

La rivoluzione, quindi, potrebbe non riguardare soltanto il modo in cui ci spostiamo, ma anche il modo in cui organizziamo gli ospedali. Se oggi i trauma center sono progettati per gestire un elevato numero di incidenti stradali, tra vent’anni potrebbero trovarsi a curare una casistica molto diversa.

La guida autonoma non è ancora la soluzione definitiva e non eliminerà completamente gli incidenti. Tuttavia, se le promesse della tecnologia saranno confermate dagli studi indipendenti e dalla diffusione su larga scala, potrebbe diventare una delle più efficaci misure di prevenzione mai introdotte. Per la sanità significherebbe non soltanto salvare migliaia di vite, ma liberare risorse preziose da destinare ad altre grandi sfide: l’invecchiamento della popolazione, le malattie croniche e la prevenzione.


8/26, Mondosanità

https://www.mondosanita.it/news/salute/107206/guida-autonoma-vera-rivoluzione.html