
Le nuove regole adottate dall’Unione europea negli ultimi due anni in materia di sicurezza stradale hanno contribuito a ridurre il numero delle vittime, ma non sono ancora sufficienti per centrare l’obiettivo di dimezzare morti e feriti gravi entro il 2030. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Commissione europea dedicato al tema.
Nel 2024, su impulso del commissario europeo per i Trasporti sostenibili e il Turismo Apostolos Tzitzikostas, l’Unione ha lanciato la strategia “Vision Zero”, un pacchetto organico di riforme volto ad azzerare entro il 2050 il numero di morti e feriti gravi sulle strade europee, passando per un traguardo intermedio nel 2030. La Commissione ha quindi presentato una serie di interventi che riguardano patenti, applicazione transfrontaliera delle sanzioni e revisione tecnica dei veicoli, i cui risultati oggi si notano ma ancora non soddisfano pienamente.
Con la Direttiva 2025/2205 è stato modernizzato il sistema delle patenti di guida: tra le novità, la patente digitale integrata nel portafoglio europeo di identità digitale e il riconoscimento reciproco delle sospensioni in tutti gli Stati membri. Il testo introduce inoltre la guida accompagnata per i diciassettenni (categoria B), un periodo di prova di almeno due anni per i neopatentati e controlli più sistematici sull’idoneità psicofisica alla guida.
Si tratta, nelle parole di Tzitzikostas, di “un passo decisivo per modernizzare il sistema delle patenti e ridurre l’inaccettabile numero di vittime sulle strade dell’Unione”, con un’attenzione particolare ai giovani conducenti. Sebbene rappresentino appena l’8% degli automobilisti, gli under 30 sono infatti coinvolti in due incidenti mortali su cinque.
La Direttiva aggiorna anche i contenuti della formazione alla luce della transizione tecnologica, includendo nei test competenze sui sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) e sui veicoli a zero emissioni. Con la patente B sarà inoltre possibile guidare veicoli a propulsione alternativa fino a 4,25 tonnellate, per compensare il peso aggiuntivo delle batterie.
Un secondo pilastro riguarda l’applicazione transfrontaliera delle norme. Nonostante i progressi compiuti, circa il 40% delle infrazioni commesse da conducenti non residenti resta impunito a causa delle difficoltà nell’identificazione o nell’esecuzione delle sanzioni. In questo contesto si inserisce la Direttiva 2024/3237, che rafforza la cooperazione tra le autorità nazionali e amplia l’elenco delle violazioni perseguibili oltre frontiera.
Non solo eccesso di velocità o guida in stato di ebbrezza. Rientrano ora nel perimetro anche sorpassi pericolosi, mancato rispetto della distanza di sicurezza, guida contromano, omissione di soccorso e infrazioni ai passaggi a livello. È previsto inoltre un portale informativo unico per i cittadini, con indicazioni sulle regole nazionali, le procedure di ricorso e le modalità di pagamento delle sanzioni.
Per Tzitzikostas, garantire un “reale effetto deterrente” è essenziale. “Chiunque metta in pericolo gli altri deve affrontare conseguenze ovunque si trovi nell’Unione”.
Le istituzioni legislative comunitarie devono ancora agire sul terzo asse individuato dalla Commissione, relativo alla revisione delle norme su immatricolazione e controlli tecnici, oggi disciplinate da tre Direttive distinte: la 2014/45 sui controlli dei veicoli a motore, la 2014/47 sui controlli dei veicoli commerciali e la 1999/37 sull’immatricolazione dei veicoli.
L’esecutivo europeo intende ridurre gli intervalli temporali per rendere obbligatori i controlli tecnici e rafforzare la lotta contro la frode del contachilometri, prevedendo la registrazione delle letture in banche dati nazionali interoperabili a livello comunitario.
Secondo le stime di Bruxelles, tra il 2026 e il 2050 le misure proposte potrebbero salvare circa 7.000 vite e prevenire 65.000 feriti gravi. Il rapporto della Commissione evidenzia come nel 2024, sulle strade europee, abbiano perso la vita 19.940 persone, il 12% in meno rispetto al 2019; un calo significativo ma lontano dal -4,6% annuo necessario per allinearsi a “Vision Zero”.
Ogni anno, segnala ancora l’esecutivo, quasi 100.000 persone in tutta Europa riportano lesioni gravi con conseguenze permanenti e gli incidenti stradali, tra spese sanitarie, risarcimenti, danni materiali e costi amministrativi e giudiziari, pesano per circa il 2% del PIL dell’Unione.
La sicurezza stradale resta una competenza condivisa. Se l’attuazione quotidiana delle misure spetta in primo luogo a governi nazionali e autorità locali, l’Unione definisce il quadro normativo e promuove standard comuni. Proprio per questo la Commissione ha annunciato un ulteriore rafforzamento della strategia europea, individuando cinque priorità: infrastrutture più sicure e sistemi di trasporto intelligenti, applicazione efficace delle regole e deterrenza, diffusione delle tecnologie di sicurezza, gestione delle nuove forme di mobilità e investimento nella ricerca.
2/26, EUROACTIV
