
Proprio mentre le autostrade italiane vivono uno dei momenti più complicati dell’anno, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha deciso di rimettere mano al Codice della strada, e perlomeno, stavolta il pacchetto di modifiche è tutt’altro che un’operazione di cosmesi.
Sul tavolo di oltre cento tra operatori e associazioni di settore sono finite 15 diverse ipotesi di revisione, in una consultazione che tocca praticamente ogni utente della strada: automobilisti, motociclisti, rider, disabili, camionisti e persino i diciassettenni al volante.
L’obiettivo dal dicastero è arrivare ad un testo che sia il più vicino possibile alle esigenze di chi guida, con la sicurezza come priorità assoluta.
La patente prima, ma non per tutti
La novità che farà più discutere (e di cui abbiamo già trattato), riguarda l’età minima per la patente B, destinata a scendere a 17 anni.
La spinta arriva da Bruxelles, che ha abbassato la soglia a livello europeo, e il meccanismo previsto non è un liberi tutti immediato: chi possiede già la patente A1 o B1 potrà guidare accompagnato a 16 anni, mentre i mezzi pesanti senza rimorchio, che normalmente richiederebbero la C1 o la C, potranno essere condotti a 17 anni con patente B e carta di qualificazione del conducente.
C’è anche una scappatoia pensata per tamponare la carenza di autisti professionali nel Paese: si potrà guidare un mezzo che richiede la patente C anche senza la Cqc, a patto di essere iscritti a un corso di qualificazione iniziale.
Una soluzione che però solleva più di un interrogativo su quanto la fretta di colmare un vuoto di manodopera vada d’accordo con la sicurezza al volante.
Multe progressive
Sul fronte sanzioni, il ministero punta a una rivoluzione nel metodo di calcolo delle multe per eccesso di velocità, introducendo un criterio di progressività che fino a oggi mancava.
L’idea è punire in proporzione alla gravità: in autostrada si ragiona con 10 euro in più per ogni km/h di eccesso, così chi supera il limite di 10 km paga 100 euro, mentre chi lo sfonda di 40 arriva a 400.
Su strade urbane con limiti a 30 o 50 km/h il moltiplicatore scende a 5 euro per km eccedente. Una versione più organica del progetto, circolata tra gli addetti ai lavori, ipotizza addirittura una riduzione degli importi per le infrazioni più gravi rispetto a quelle attuali, scelta che ha già fatto alzare qualche sopracciglio tra chi si occupa di sicurezza stradale.
Cambia anche la logica degli aggiornamenti: niente più adeguamento automatico ogni due anni in base all’inflazione, che scatterà solo oltre una soglia del 5%, con decisione affidata ad un decreto interministeriale.
Sorpasso a destra, la fine di un tabù
Tra le proposte tecniche potenzialmente più dirompenti nella vita quotidiana di chi guida, c’è l’introduzione della circolazione per file parallele sulle autostrade e superstrade a tre corsie, che di fatto legalizzerebbe il sorpasso a destra.
Una regola che per decenni è stata sinonimo di guida scorretta, e ora potrebbe trasformarsi in prassi. Il cambiamento nasce dall’esigenza di rendere più fluido il traffico nei tratti a tre corsie, ma richiederà con ogni probabilità una campagna di comunicazione capillare, visto che buona parte degli automobilisti italiani ha imparato l’esatto contrario sui banchi di scuola guida.
Più tutele per moto, bici e rider
I motociclisti potranno utilizzare la corsia di emergenza in caso di incidenti o forti rallentamenti, garantendo comunque il passaggio dei mezzi di soccorso, e vedranno dimezzate le sanzioni per la sosta vietata sulle due ruote.
Per le cosiddette “super-bici”, i cicli a propulsione ormai diffusissimi tra i rider delle consegne a domicilio, si introduce l’obbligo di casco e contrassegno, distinguendole finalmente dalle biciclette a pedalata assistita.
Sul fronte più generale delle due ruote a pedali, l’obbligo di casco resterebbe circoscritto ai minori di 14 anni, mentre per le nuove bici elettriche a propulsione la protezione diventerebbe obbligatoria per tutti, senza limiti d’età.
Stretta su chi guida senza assicurazione
Il capitolo dedicato ai veicoli non assicurati promette di essere tra i più severi dell’intero pacchetto.
Sono previsti controlli rafforzati attraverso le banche dati della Motorizzazione e un nuovo divieto di marcia digitale: chi non regolarizza la propria posizione rischia il sequestro diretto del veicolo al primo controllo su strada.
Le ipotesi allo studio includono anche il raddoppio delle sanzioni principali per chi circola senza copertura, un incremento della decurtazione punti da 5 a 7 e una sospensione breve della patente fino a 15 giorni.
Il ministero lavora inoltre a una task force dedicata alla Motorizzazione civile, con uno stanziamento annuo di due milioni di euro per una ventina di esperti, e a misure specifiche contro il degrado e i veicoli abbandonati.
Meno attese, più garanzie
Ma per fortuna, non tutte le novità puntano ad inasprire. Il termine per la notifica dei verbali relativi agli accertamenti da remoto scenderebbe da 90 a 30 giorni, riducendo l’attesa tra l’infrazione e l’arrivo della busta verde a casa.
Si lavora anche a una disciplina più semplice per l’autotutela, così da rendere meno complicato chiedere l’annullamento dei verbali sbagliati, con maggiore incidenza nei casi di piccoli errori di pagamento.
Sul fronte dei costi accessori, una norma dovrebbe escludere dalle spese addebitabili al cittadino quelle per l’uso delle apparecchiature di accertamento e la gestione amministrativa successiva alla notifica, un freno all’abitudine di alcuni Comuni di gonfiare gli importi oltre la sanzione base.
Stranieri, caccia ai furbetti
Capitolo a parte per chi commette infrazioni in Italia senza essere residente.
Il testo prevede la possibilità di recuperare le sanzioni non pagate dagli automobilisti stranieri fino a cinque anni dopo la violazione, con riscossione coattiva applicabile a chiunque si trovi a circolare sul territorio italiano alla guida del veicolo con cui è stata commessa l’infrazione, indipendentemente da chi sia al volante in quel momento.
Dove finisce il denaro delle multe
La proposta allo studio prevede che il 70% degli incassi resti all’ente proprietario della strada, da reinvestire in sicurezza, mentre il restante 30 vada all’ente accertatore per le attività di controllo e notifica.
Una versione più radicale del progetto, circolata tra gli operatori del settore, spinge fino al 100% della destinazione alla sicurezza stradale, eliminando qualsiasi ambiguità sull’uso di questi fondi.
Comuni sotto pressione
Ultimo tassello, ma non meno rilevante per chi si muove in città: l’obbligo per i Comuni di aderire alla piattaforma “Cude”, il contrassegno europeo di parcheggio per le persone con disabilità.
Chi non si adegua rischia di perdere la possibilità di utilizzare i dispositivi per l’accertamento a distanza delle violazioni legate alla sosta riservata e alle zone a traffico limitato, un deterrente per le amministrazioni finora poco reattive su questo fronte.
I tempi della riforma
La consultazione pubblica, aperta a operatori e associazioni, dovrebbe chiudersi a metà settembre, e ogni soggetto coinvolto potrà inviare al ministero un numero limitato di proposte di modifica, oltre ad osservazioni e suggerimenti di carattere generale.
Il testo definitivo dovrà poi arrivare in Consiglio dei ministri entro la metà di ottobre, data entro cui scade la delega che il governo aveva ricevuto con la riforma del 2024.
Un termine già prorogato una volta, che fa intuire quanto la burocrazia proceda ad una velocità più bassa di quella autostradale.
8/26 AUTO tecnica
