Italiani: uno su due vuole l’auto ibrida. Le elettriche ferme… alla colonnina. Il report

Rapporto Sunrise: il 51% degli italiani vuole l’auto ibrida e l’elettrico resta al palo per i costi elevati


Il garage dell’italiano medio sta diventando una miniera di reperti archeologici. Il secondo rapporto dell’Osservatorio Sunrise — presentato all’Ara Pacis di Roma — scatta una fotografia che è tutto un programma: siamo un popolo sospeso tra il desiderio di inquinare meno e il terrore di restare ”a secco” di elettroni.


Porsche Taycan elettrica in ricarica – Foto di Bob Osias su Unsplash


Il portafoglio comanda, il cuore meno

Inutile girarci intorno: quando vai dal concessionario, la prima cosa che guardi non è il coefficiente aerodinamico. Guardi il prezzo. Secondo l’indagine dell’Istituto Piepoli, il costo d’acquisto è il primo criterio di acquisto, seguito dalle spese di gestione e dalla sicurezza.

Il design? La marca? Roba da sognatori. Qui si bada al sodo. E cosa compriamo? SUV, ovvio. Ormai rappresentano il 62% delle nuove immatricolazioni. Ci fanno sentire protetti e comodi, soprattutto al Sud, anche se poi fatichi a trovare un buco per parcheggiare in centro.

Quanto all’alimentazione, l’analisi del TCO (il costo totale di possesso) ci dice che non esiste una tecnologia sempre vincente. Se fai pochi chilometri e usi l’auto per tragitti brevi, il termico o l’ibrido vincono ancora. Se invece macini chilometri, l’elettrica diventa competitiva. A patto di poterla ricaricare a casa con una tariffa agevolata.


Toyota Yaris Cross GR Sport 2025


L’Ibrido è il nuovo Re

Ecco perché, se guardi al futuro, la tendenza è chiara. Le auto ibride dominano la scena con il 51% delle nuove immatricolazioni e raccolgono quasi il 50% delle intenzioni d’acquisto.

È la scelta pragmatica per eccellenza: ti senti la coscienza più pulita, ma se devi scappare al mare nel weekend non devi mappare le colonnine come se stessi pianificando una missione spaziale.

E a dirla tutta è anche una scelta quasi automatica: per molti addirittura inconsapevole, visto che sono sempre di più i modelli che a libretto risultano ibridi anche con un’elettrificazione davvero minima (vedi l’ultima Fiat 500).

E l’elettrico puro? Le intenzioni d’acquisto arrivano al 12%, ma nella realtà dei fatti siamo inchiodati a un misero 6%. Il motivo? Costa troppo, le infrastrutture mancano e solo il 27% di noi può caricare a casa o in ufficio. Risultato: viaggiamo con un ritardo di cinque anni rispetto ai vicini europei.


Il pragmatismo prima di tutto

Il dato che fa tremare i polsi, però, è un altro: in Italia circolano più di 41 milioni di auto. Abbiamo un rapporto di 0,7 vetture per abitante (1,6 per famiglia), ma sono vecchie, con un’età media che supera i 12-13 anni.

Mentre il nuovo fatica, l’usato viaggia fortissimo con 5 milioni di passaggi di proprietà l’anno. In pratica, ci scambiamo tra noi auto che hanno già visto troppe primavere, con buona pace di emissioni e sicurezza.

Come dice il professor Ennio Cascetta, per risolvere non serve una religione tecnologica, serve pragmatismo. Non esiste la bacchetta magica. Serve un mix: elettrico, biocarburanti, idrogeno. E serve che le auto tornino a essere accessibili, altrimenti continueremo a lucidare la nostra vecchia Euro 4 sperando che passi l’ennesima revisione.



3/26, motorbox

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