Dallo smartphone alla guida all’alcolock, dai neopatentati agli autovelox: le nuove regole

Il nuovo Codice della strada non è soltanto un aggiornamento normativo: è un cambio di passo nel rapporto tra automobilisti, sicurezza e responsabilità. Le novità entrate in vigore dal 14 dicembre 2024 hanno irrigidito le sanzioni su alcuni comportamenti considerati tra i più pericolosi: uso del cellulare al volante, guida dopo assunzione di alcol o droghe, eccessi di velocità, gestione dei monopattini e limiti per i neopatentati. La riforma è stata presentata dal Governo come un intervento orientato alla sicurezza stradale, con misure su alcol, stupefacenti, autovelox e monopattini elettrici.
Per chi guida, il punto centrale è semplice: molte condotte che in passato venivano percepite come “infrazioni leggere” oggi possono portare rapidamente alla sospensione della patente. È una scelta severa, certamente discutibile in alcuni aspetti applicativi, ma coerente con un principio che il settore automotive conosce bene: la tecnologia delle auto è cresciuta enormemente, ma la sicurezza continua a dipendere anche dal comportamento umano.
Smartphone alla guida: tolleranza più bassa
La stretta più immediata riguarda l’uso del cellulare alla guida. Telefonare senza vivavoce, scrivere messaggi, consultare chat o notifiche mentre si è al volante non è più trattato come una semplice distrazione occasionale. Le sanzioni diventano più pesanti e, nei casi previsti, può scattare la sospensione della patente, soprattutto se il conducente ha pochi punti residui o se viene accertata una recidiva. ACI ha ricordato che la riforma introduce un inasprimento proprio sui comportamenti più rischiosi, tra cui l’uso dello smartphone durante la marcia.
È una misura che può sembrare dura, ma va letta con realismo. Le auto moderne offrono sistemi di infotainment, comandi vocali, Android Auto e Apple CarPlay proprio per ridurre la necessità di toccare il telefono. Il problema, quindi, non è l’evoluzione tecnologica dell’abitacolo, ma l’abitudine di molti automobilisti a considerare lo schermo dello smartphone una sorta di estensione naturale della guida. Non lo è.
Il settore auto, da anni, investe su Adas, frenata automatica, mantenimento di corsia e monitoraggio dell’attenzione. Ma nessun sistema può compensare del tutto una distrazione volontaria. In questo senso, il nuovo Codice manda un messaggio chiaro: la connettività è utile solo se non trasforma l’abitacolo in un luogo di disattenzione permanente.
Alcol, droghe e alcolock
Altro capitolo centrale è quello della guida dopo aver assunto alcol o sostanze stupefacenti. Per l’alcol restano i limiti già noti, ma aumentano le conseguenze per chi viene sanzionato nei casi più gravi. Una delle novità più rilevanti è l’alcolock, il dispositivo che impedisce l’avvio del veicolo se il conducente ha assunto alcol. Il Governo ha indicato l’obbligo di installazione per chi è sottoposto a specifiche limitazioni della patente dopo violazioni legate all’abuso di alcol alla guida.
Per i conducenti condannati con tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l, la patente può essere associata a codici specifici che impongono lo “zero alcol” e l’utilizzo di veicoli dotati di alcolock, secondo quanto previsto dai decreti attuativi.
Sulle droghe, la riforma ha introdotto una linea ancora più rigida: non è più necessario dimostrare uno stato di alterazione psicofisica nel momento della guida, ma diventa centrale l’esito positivo ai test previsti. È uno dei passaggi più discussi della riforma, perché apre il tema della proporzione tra controllo, sicurezza e certezza dell’accertamento. Anche qui, però, il messaggio politico e normativo è evidente: chi guida deve essere nelle condizioni di farlo in modo pienamente responsabile.
Neopatentati, autovelox e monopattini
Il nuovo Codice della strada interviene anche sui neopatentati. Le limitazioni si estendono ai primi tre anni dal conseguimento della patente, con vincoli più lunghi rispetto al passato. L’obiettivo dichiarato è accompagnare i guidatori meno esperti in una fase delicata, nella quale il rischio non dipende solo dalla potenza dell’auto, ma anche dalla capacità di leggere il traffico, gestire le distanze, valutare le condizioni meteo e reagire correttamente agli imprevisti.
Da questo punto di vista, il settore automotive ha una responsabilità importante: continuare a proporre modelli accessibili, sicuri e adatti ai giovani conducenti. Le auto compatte di nuova generazione, ibride o elettriche, spesso offrono livelli di sicurezza molto superiori rispetto a vetture più vecchie e meno assistite. La norma, quindi, non dovrebbe diventare un freno alla mobilità dei giovani, ma uno stimolo a scegliere veicoli adeguati.
Sul fronte autovelox, la riforma punta a razionalizzare l’utilizzo dei dispositivi di controllo, evitando abusi e rendendo più chiari criteri, segnalazioni e posizionamenti. Il Mit ha parlato di stop alla “giungla” dei controlli da remoto non a norma e di misure per evitare sanzioni multiple in tempi ravvicinati, ad esempio nelle ZTL.
È un punto importante anche per il rapporto di fiducia tra automobilisti e istituzioni. I controlli servono, ma devono essere percepiti come strumenti di prevenzione, non come trappole. La sicurezza stradale non cresce se l’automobilista sente di essere soltanto un bersaglio fiscale; cresce se le regole sono chiare, applicate bene e uguali per tutti.
Infine, i monopattini elettrici entrano in una fase più regolata. Casco, assicurazione, targa e limiti di circolazione sono al centro della nuova disciplina. È una scelta che riflette l’evoluzione della mobilità urbana: le città non sono più attraversate solo da auto, moto e mezzi pubblici, ma da una varietà di veicoli leggeri che devono convivere nello stesso spazio. Anche qui, la parola chiave è equilibrio. Proteggere gli utenti vulnerabili non significa criminalizzare la micromobilità, ma renderla più ordinata e compatibile con la strada.
Il nuovo Codice, quindi, non va letto solo come un elenco di multe. È una fotografia di come sta cambiando la mobilità: più connessa, più controllata, più complessa. Chi guida deve aggiornare le proprie abitudini, ma anche le istituzioni devono garantire norme comprensibili e applicazioni coerenti. La sicurezza non nasce dalla paura della sanzione, ma da un patto più maturo tra automobilisti, tecnologia, infrastrutture e controlli.
4/26, auto.it
