Parcheggiare bene, un’arte antica quasi dimenticata

Ormai, riuscire a parcheggiare senza sensori è diventata una competenza rara, almeno quanto saper leggere una cartina stradale.

Secondo un sondaggio di “Markteffect” realizzato per conto di “Marktplaats” su 1.000 automobilisti olandesi mette nero su bianco quello che molti istruttori di guida sospettavano da anni: il 18% degli intervistati dichiara di non riuscire più a infilare l’auto in uno spazio senza il supporto di sensori o telecamera di retromarcia.

Se si guasta il radar di parcheggio, per questa fetta di popolazione si apre una crisi esistenziale. Le auto sono diventate oggettivamente più grandi, mentre gli spazi nei parcheggi urbani sono rimasti quelli di trent’anni fa.

Il risultato è una guerra di nervi quotidiana che il 33% del campione definisce fonte di forte frustrazione.


Il danno c’è, l’autore no

Il dato davvero impietoso arriva da un’altra domanda del sondaggio: cosa fai quando urti un’altra auto in manovra? Il 15% degli intervistati ha confessato di essersela squagliata senza lasciare un biglietto, un numero di telefono, niente.

Uno su sette ha scelto la fuga, e peccato non si sia almeno inciampato mentre scappava.

Con una differenza di genere non irrilevante: tra gli uomini la percentuale sale al 19%, mentre tra le donne scende all’11%. Gli uomini fuggono quasi il doppio delle volte.

Sempre sul fronte dell’egoismo automobilistico, il 19% del campione ha ammesso di occupare saltuariamente due posti invece di uno. Motivo ufficiale: le dimensioni dell’auto o i vicini parcheggiati storti. Motivo vero: è più comodo così.


Amati, odiati, silenziati


Gli automobilisti e i sistemi di assistenza alla guida non si sopportano ma non possono fare a meno l’uno dell’altro. Il 37% degli intervistati trova i segnali acustici che gli ADAS emettono si sovrappongono fino a diventare rumore di fondo.

Il 30% li disattiva appena può, ma un altro 30% ci si affida completamente durante la guida ordinaria. Due popolazioni di automobilisti coesistono: chi ha delegato alla macchina buona parte del lavoro cognitivo della guida, e chi considera quegli stessi sistemi una fonte di stress.

Sulla frenata automatica d’emergenza il divario generazionale è netto: il 31% dei guidatori tra 18 e 30 anni si fida del sistema più dei propri riflessi, contro appena il 5% degli over 65. I più giovani, cresciuti a pane e algoritmi, trovano naturale delegare anche l’istinto di sopravvivenza.


Roma ultima

Spostandosi in Italia, i numeri dell’Osservatorio Aipark fotografano una situazione che gli automobilisti conoscono bene per esperienza diretta. Nelle città italiane, circa il 30% del traffico è generato da veicoli che girano a vuoto in cerca di un posto libero. Un contributo involontario ma sistematico alla congestione urbana, all’inquinamento e all’esasperazione collettiva.

La maglia nera spetta a Roma, con un posto auto ogni 39 residenti, in un rapporto che dovrebbe essere almeno uno ogni dieci per avvicinarsi a uno standard accettabile.

Napoli non è lontana: un posto ogni 31 abitanti, con intere zone dove trovare parcheggio richiede più pianificazione di un viaggio intercontinentale.

Milano manca di circa 83.000 posti per raggiungere l’obiettivo minimo, Torino di 16.500, Genova di oltre 9.000. In proporzione, però, i capoluoghi del Nord risultano più vicini agli standard europei rispetto alle grandi città meridionali.

Per avere un’idea dell’entità del problema, l’Osservatorio stima che servirebbero oltre 670.000 posti auto in più, tra stalli su strada e strutture dedicate, per portare l’Italia a un livello di dotazione appena decente.


Più parcheggi, più auto

Qui si apre la stramberia che gli urbanisti conoscono da decenni ma che la politica fatica ancora ad affrontare: costruire nuovi parcheggi non risolve il problema, lo alimenta.

Ogni posto auto aggiuntivo attrae nuove auto, e nel giro di mesi o pochi anni lo stesso problema si ripresenta, amplificato. Houston, Texas, è il caso limite planetario: una metropoli che dall’alto sembra un immenso parcheggio con qualche edificio sparso qua e là, e che nonostante questo soffre ancora di carenza di stalli.

Ogni posto auto occupa circa 25 mq tra spazio di sosta e corsie di manovra, ma i parcheggi non sono ottimizzabili: quello sotto casa resta vuoto tutto il giorno mentre il proprietario è in ufficio, quello dell’ufficio resta vuoto tutta la notte.

La domanda si concentra negli stessi luoghi e negli stessi orari rendendo necessarie strutture enormi che per la maggior parte del giorno stanno semivuote. E più stalli si costruiscono, più persone scelgono l’auto invece del trasporto pubblico, la bicicletta o semplicemente le gambe.


La Cina ha risolto tutto

Mentre urbanisti e amministratori si arrovellano su app di parcheggio intelligente e riprogettazione urbana, c’è chi ha trovato una soluzione più creativa.

Il centro commerciale “World Metropolis” di Dalian, nel nord-est della Cina, ha introdotto parcheggi riservati alle donne molto più larghi rispetto agli standard, colorati di rosa e posizionati in zone meno battute della struttura.

Secondo il direttore Yang Hongjun, un modo per rendere le manovre più semplici per le clienti donne.

Ma la faccenda non è andata giù: sul web cinese è scoppiata una polemica che mescola accuse di sessismo con un dato statistico scomodo, ovvero che in Cina gli incidenti mortali causati da uomini sono tre volte superiori a quelli che hanno come protagoniste le donne.


6/26, AUTO tecnica

https://www.autotecnica.org/parcheggiare-arte-dimenticata