In Europa il rifornimento automatico di GPL è una realtà diffusa, ma in Italia tra norme, sicurezza e controlli il quadro resta molto più rigido. Ecco cosa blocca davvero il fai-da-te alle pompe

Chi guida un’ auto a gas lo sa bene: trovare un distributore aperto nelle ore serali o nei giorni festivi non è sempre semplice. Se per benzina e gasolio il self-service è diventato la normalità, per il GPL la situazione è decisamente diversa. Eppure non si tratta di una svista del sistema, né di una semplice resistenza culturale. Dietro questa scelta c’è un insieme di regole severe, esigenze tecniche e motivi di sicurezza che hanno reso il rifornimento automatico un’eccezione più che una prassi. La domanda, allora, è inevitabile: perché in altri Paesi si può fare e in Italia no, o quasi?
Il quadro normativo italiano: consentito sulla carta, difficile nei fatti
In teoria, il self-service GPL non è vietato in modo assoluto. La normativa italiana, infatti, ha aperto la possibilità già con un Decreto Ministeriale del 2014, poi affinato da ulteriori disposizioni tecniche entrate nel dettaglio nel 2016. Sulla carta, quindi, l’autorizzazione esiste. Nella pratica, però, la situazione è molto diversa.
Il punto critico non è tanto il “se”, quanto il “come”. Le condizioni richieste per rendere un impianto davvero abilitato al rifornimento automatico sono numerose, stringenti e costose. Adeguare una stazione di servizio già esistente significa intervenire in modo profondo su infrastrutture, sistemi di controllo, procedure e dispositivi di sicurezza. Un investimento del genere, per molti gestori, non è sostenibile. Risultato? La maggior parte delle stazioni preferisce continuare con il presidio umano tradicional, più semplice da gestire e meno oneroso da mantenere.
I rischi del GPL: perché la sicurezza viene prima della comodità
Per capire perché le regole siano così severe, bisogna guardare alle caratteristiche fisiche del GPL. Non si tratta di un carburante qualunque. Il gas viene conservato e distribuito allo stato liquefatto, ottenuto tramite forti pressioni e condizioni controllate di temperatura. Proprio questa particolarità lo rende un prodotto da trattare con estrema cautela.
Nel momento del rifornimento, basta un errore minimo per trasformare una procedura normale in una situazione potenzialmente pericolosa. Un aggancio scorretto della pistola, una manovra sbagliata, una distrazione da parte di chi non ha ricevuto formazione specifica: tutto questo può provocare una perdita improvvisa di pressione e la conseguente fuoriuscita del gas. Il contatto diretto con il GPL in fase di espansione può causare ustioni da freddo molto gravi, cioè lesioni criogeniche sulla pelle e sui tessuti.

Controlli, abilitazioni e frodi: gli altri ostacoli al self-service
Non sono solo i rischi fisici a complicare il quadro. Anche il sistema di controllo e prevenzione degli abusi pesa moltissimo. Per consentire il self-service GPL in modo sicuro, le stazioni dovrebbero rispettare requisiti tecnologici avanzati. La semplice presenza della colonnina non basta: servono impianti di sorveglianza, procedure di blocco immediato e sistemi di assistenza sempre attivi.
Durante l’orario di chiusura, per esempio, l’area dovrebbe essere monitorata da una videosorveglianza in grado di dialogare con una centrale operativa. In caso di emergenza, il blocco del flusso dovrebbe poter essere attivato a distanza, in pochi istanti, su tutta l’area di distribuzione. A questo si aggiunge la necessità di pulsanti d’emergenza collocati correttamente e di un canale vocale bidirezionale operativo 24 ore su 24, così che l’utente possa ricevere assistenza immediata se qualcosa va storto.
6/26, autospecial
https://www.autospecial.it/perche-in-italia-il-self-service-gpl-resta-quasi-impossibile
