Sfiora i 3,7 miliardi di euro il mercato italiano dei veicoli connessi, confermando nella mobilità una transizione digitale dell’auto, sempre più pensate come piattaforme software. Ma il parco auto italiano è ancora datato e sulla guida autonoma si deve avanzare, anche in Europa

Parlare di veicoli connessi, di guida autonoma, di mobilità elettrica e digitale, in Italia pare quasi un paradosso, considerando un parco auto sempre più ampio, ma sempre più vecchio. Si è passati da 34,3 milioni di auto nel 2009 a 42,1 milioni nel 2025, rappresentando uno dei più grandi d’Europa (secondo Acea, il nostro Paese ha il primato di parco più numeroso d’auto ogni mille abitanti). L’età media delle automobili ha raggiunto i 13 anni (2025) rispetto a 7,9 anni (2009).
Tuttavia, qualche passo in avanti è stato fatto. Va segnalato, per esempio, che è aumentata la quota di auto elettriche e ibride plug-in: nei primi quattro mesi del 2026 ha raggiunto il 16,9% sul totale delle immatricolazioni, evidenziando 7,1 punti percentuali rispetto al 2025.
In tutto questo scenario, l’evoluzione dell’automobile procede: lo testimonia l’andamento del mercato Connected Vehicle, che ha raggiunto i 3,68 miliardi di euro, in crescita (+14%, rispetto al 2024) e con un incremento costante dal 2020 a oggi.
Mercato dei veicoli connessi: sfiora i 3,7 miliardi in Italia
L’analisi dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano ha offerto una fotografia dello stato attuale e delle prospettive future del settore automobilistico, evidenziando le principali sfide della transizione digitale sia a livello nazionale sia internazionale. Un tema centrale riguarda il ruolo dell’automobile, che continua a essere il mezzo di trasporto privato preferito da oltre tre quarti degli italiani per gli spostamenti quotidiani.
L’Osservatorio ha approfondito il percorso di trasformazione del settore secondo il paradigma CASE (Connected, Autonomous, Shared, Electric). Sul fronte della connettività, il mercato italiano dei veicoli connessi ha raggiunto un valore complessivo di 3,7 miliardi di euro, in crescita del 14% rispetto all’anno precedente. Le connected car rappresentano la quota principale, con un valore di 1,76 miliardi di euro (+6% sul 2024), seguite dai sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS), che hanno registrato una crescita particolarmente significativa, raggiungendo 1,52 miliardi di euro (+27%). Completano il quadro i veicoli commerciali connessi, che valgono circa 400 milioni di euro, in aumento dell’11%.
In termini di diffusione, sono 18,8 milioni i veicoli connessi a fine 2025, suddivise tra box GPS/GPRS per la registrazione dei parametri di guida (10,6 milioni), 6,5 milioni di auto nativamente connesse tramite SIM, e 1,7 milioni di mezzi commerciali e industriali connessi.
L’auto è sempre più un software su ruote
Se “i dati sono il nuovo petrolio”, citazione culto dell’era digitale, è plausibile dire che i dati sono parte integrante delle auto moderne, nella transizione verso piattaforme software: il 92% delle aziende “ritiene inevitabile il passaggio verso un concetto di auto come software defined”, ha illustrato Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility.
L’81% delle aziende afferma che nei prossimi anni il valore di mercato legato alla componente software sarà pari a quello legato alle app; quindi, si assisterà a una vera e propria rivoluzione. Questo racconta il futuro. Serve, però, ancora capire come creare valore, come riuscire a vendere i servizi. Questo significa che è necessario comprendere come creare valore dal software.
Oggi “solo il 13% dei ricavi di un OEM sono legati alla componente software”, ha sottolineato Salvadori.
Sharing mobility: la spinta dei robotaxi
Terzo paradigma della mobilità è la S di Sharing. Essa potrà contribuire a generare valore, a partire dai mezzi a guida autonoma e del mondo dei servizi di sharing mobility. Lo stesso Salvadori ha ricordato i dati che circolano in termini di veicoli a guida autonoma circolanti a livello globale: si parla di 34mila in Cina a fine 2025, raggiungendo le 43mila unità alla fine dell’anno in corso. Si parla di un aumento del 635% di veicoli autonomi al 2030, in confronto al dato 2022, passando così da 17mila unità a 126mila. Il fermento che si rileva tra i principali attori del comparto dimostra quanto questo segmento sia di forte interesse, da Tesla a Uber, da Waymo ad Amazon, coinvolgendo realtà di vari settori, spesso lontane dal mondo automotive tradizionale.
Per capire il futuro della guida autonoma, bisogna osservare come verranno sviluppati i sistemi di livello L4 (classificazione SAE sulla guida autonoma), cioè quelli in grado di guidare quasi completamente da soli. Secondo l’Osservatorio del Politecnico, questa tecnologia arriverà prima nei servizi di mobilità condivisa, come robotaxi e auto condivise autonome, piuttosto che nelle auto private. Il motivo è economico: i costi sono ancora molto alti e non renderebbero conveniente la diffusione su larga scala nelle vetture di proprietà dei privati.
Serve avanzare a livello di sperimentazione della guida autonoma in Italia: la deputata Giulia Pastorella ha raccontato il percorso accidentato per far accogliere modifiche al Codice della Strada utili a permettere la sperimentazione di veicoli a guida autonoma. Anche in Europa la questione è al centro di aggiornamenti, necessari per procedere con un ampio coordinamento.
Mobilità elettrica: stato dell’arte
C’è poi la E per definire la mobilità elettrica. In termini di immatricolazioni, a livello globale, l’Italia conta su una quota del 16,9% sul totale dei veicoli immatricolati, ma può vantare su una infrastruttura di ricarica che la posizionano al terzo posto in Europa per punti di ricarica ogni 100 veicoli elettrici, che però va letta anche in funzione della ancora bassa diffusione di BEV.
Sul fronte delle infrastrutture di ricarica resta prioritario accelerare lo sviluppo delle colonnine fast e ultrafast, favorendo al contempo una distribuzione più equilibrata sul territorio nazionale tra Nord, Centro e Sud. I segnali di crescita, tuttavia, non mancano: secondo gli ultimi dati di Motus-E, al 31 marzo in Italia erano presenti 78.253 punti di ricarica pubblici, con un incremento di 12.261 unità rispetto a dodici mesi prima e di 5.206 dall’inizio dell’anno.
Esempi di auto a guida autonoma
Nel campo della guida autonoma applicata ai veicoli elettrici, un caso significativo è quello di Niulinx, spin-off del Politecnico di Milano impegnato nello sviluppo di tecnologie per la mobilità del futuro. Il progetto nasce dall’attività di ricerca del Politecnico, uno dei pochi atenei in Italia e in Europa ad aver ottenuto l’autorizzazione per la sperimentazione della guida autonoma su strada pubblica. Un traguardo che testimonia il livello di maturità raggiunto dalla ricerca italiana nel settore.
Le prospettive di sviluppo, tuttavia, dipenderanno anche dalla capacità dell’Europa di creare un ecosistema favorevole all’innovazione. La sfida non riguarda soltanto il progresso tecnologico, ma anche la disponibilità di un contesto industriale e normativo in grado di sostenere l’adozione delle nuove soluzioni di mobilità autonoma. In questo senso, permangono criticità legate alla preparazione del comparto automobilistico europeo, chiamato a colmare ritardi strutturali e tecnologici per competere in un mercato in rapida evoluzione.
Progetti con l’auto elettrica al centro
La competenza sviluppata al Politecnico sulla guida autonoma in Italia è comprovata, per esempio, dal progetto di car sharing autonomo elaborato da A2A col Politecnico di Milano e Most per auto elettriche senza guidatore.
Al centro l’uso di un’auto elettrica, sempre al centro di progetti su veicoli connessi. La E non sta tanto e solo per elettrico, “ma significa energia, perché la transizione alla mobilità elettrica sostiene il cambiamento energetico che sta avvenendo a livello globale”, ha affermato Fabio Pressi, CEO di A2A E-Mobility.
Ha ricordato che c’è un documento che guida la trasformazione verso le rinnovabili, il PNIEC, che traguarda l’obiettivo di sviluppo delle fonti rinnovabili a obiettivi ambiziosi in termini di energia e, in particolare, di energia elettrica al 2030. La mobilità elettrica “è l’unico elemento flessibile che aiuta la trasformazione del mondo dell’energia”. Non ci può essere “la transizione alle rinnovabili senza la mobilità elettrica”, ha rilevato.
6/26, Elettrico Magazine
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